
Famiglia e Lavoro sono questi i due concetti intorno ai quali l'artista Guglielmo Malato si è ispirato per sviluppare il suo lavoro ed il suo progetto per rispondere all'intelligente committenza della ditta Fapim.
Mesi e mesi di studi partendo dai bozzetti su carta per passare ai modellini, quindi alle sculture dalle dimensioni umane e dalle originali caratteristiche proprie di tutte le opere di Malato che lo rendono unico nel suo genere, per finire con l'opera in bronzo che ne sintetizza e armonizza l'intero processo. Un'opera complessa ma allo stesso tempo armoniosa e ricca di simboli e significati che vanno ben al di là delle cinque figure che la compongono: un padre, una madre, un ragazzo e due bambini in tenera età.
Nella prima fase l'artista inizia a modellare la dura rete metallica e, come per magia, nascono le figure di un ragazzo, di un uomo ed infine di una madre e due bimbi.
La rete si piega dolcemente alla manualità creativa di Malato e lo scheletro delle sculture anatomicamente perfetto è pronto.
Da diversi anni lo scultore ha fatto esperimenti su materiali di recupero come carta macera, colle impermeabili, segatura, colori, oro e argento: il tutto viene messo in un contenitore, Malato affonda le mani mischiando ed amalgamando e l'operazione restituisce una materia plastica nuova e duttile.
Successivamente questo materiale viene applicato sulle parti anatomiche delle sculture metalliche ed ecco che avviene un'altra metamorfosi: le figure, in un contesto metafisico, iniziano a vivere, a comunicare con noi. La materia si trasforma in carne e il sangue sembra affluire nelle vene e nelle viscere delle figure.
Il volume interpretativo ha il linguaggio sia classico che contemporaneo, l'evoluzione della scultura viene così delineata.
L'artista usa il jeans per vestire alcune parti anatomiche dei personaggi.

La prima scultura ad essere formata è un giovane con la mano destra alzata, quasi benedicente, e in quel gesto si concentra tutta la spiritualità e consapevolezza del divenire uomo. Il berretto indossato dal ragazzo potrebbe essere il simbolo dell'inconscio, potrebbe voler dire che cerchiamo di nascondere qualcosa a noi stessi ed esprimerebbe solo l'impotenza ad essere integralmente noi stessi.
Le sculture di Malato sono pregnanti di contenuti umani, tanti simboli e segnali come elementi di comunicazione; ad esempio il libro chiuso che il giovane regge nella mano sinistra. E' ovvio che il libro sia la metafora della conoscenza ma potrebbe essere anche il simbolo dell'Universo. "L'Universo è un immenso libro" scrive il filosofo Muhiddin Ihu Al-Arahi, quindi macrocosmico: intelligenza cosmica ed intelligenza individuale. Il libro chiuso conserva ancora i suoi segreti come la giovinezza che nasconde pensieri, sentimenti ed emozioni.

Vicino al ragazzo, nella rappresentazione della famiglia c'è l'uomo. Tutto si concentra su questa figura che, metaforicamente, assomiglia al maestoso Giove.
Tutto ruota intorno a lui: è maturità, saggezza ed esempio. Il grande padre come punto di riferimento per l'evoluzione della famiglia e soprattutto dei figli. Il padre ha le braccia aperte per accogliere i bimbi che la madre gli offre: l'offerta d'amore più grande.
La donna ha i seni scoperti: quello destro, simbolo del sole, il sinistro della femminile luna, quindi, metafora della fertilità. La scultura della madre emana forza e potenza, una personalità quasi virile.
E lei la sicurezza della protezione, del calore, della tenerezza e del nutrimento.
La lunga treccia bionda fa pensare al grano maturo che scaturisce dalla Madre Terra per inondare di oro i campi arati dal lavoro dell'uomo.
Nel volto dignitoso e quasi regale si legge un'inquietudine: serenità e dolore per questi figli che sono venuti alla luce come angeli senza sapere se la vita sarà per loro "matrigna" o luminosa.
I bimbi sono due: il più grande occhieggia appoggiato alla gamba della madre, guarda verso il ragazzo e aspetta che la vita gli venga incontro. Il piccolino, in braccio alla mamma, guarda il padre ed assorbe la luce, la forza della vita che l'uomo gli trasmette. Nel bene e nel male ambedue diventeranno uomini. Il ciclo vitale continua: la matrice dell'Universo che permette la rigenerazione dell'essere.
Gli occhi dei bambini emanano un fluido magico: occhi-luce sono azzurri, il colore che più di tutti significa profondità. Lo sguardo affonda e senza incontrare ostacoli si perde nell'infinito. I bimbi incarnano la purezza, ci fanno sognare ed incontrare la fiaba.
Bruna Nocenti



